In ricordo del mio window spaces live….

Succede anche a Natale…..

Il postino suonò due volte. Mancavano cinque giorni a Natale. Aveva fra le braccia un grosso pacco avvolto in carta preziosamente disegnata e legato con nastri dorati.
«Avanti», disse una voce dall’interno.
Il postino entrò. Era una casa malandata: si trovò in una stanza piena d’ombre e di polvere. Seduto in una poltrona c’era un vecchio.
«Guardi che stupendo paccone di Natale!» disse allegramente il postino.
«Grazie. Lo metta pure per terra», disse il vecchio con la voce più triste che mai.
Il postino rimase imbambolato con il grosso pacco in mano. Intuiva benissimo che il pacco era pieno di cose buone e quel vecchio non aveva certo l’aria di spassarsela bene. Allora, perché era così triste?
«Ma, signore, non dovrebbe fare un po’ di festa a questo magnifico regalo?».
«Non posso… Non posso proprio», disse il vecchio con le lacrime agli occhi. E raccontò al postino la storia della figlia che si era sposata nella città vicina ed era diventata ricca. Tutti gli anni gli mandava un pacco, per Natale, con un bigliettino: «Da tua figlia Luisa e marito». Mai un augurio personale, una visita, un invito: «Vieni a passare il Natale con noi».
«Venga a vedere», aggiunse il vecchio e si alzò stancamente.
Il postino lo seguì fino ad uno sgabuzzino. Il vecchio aprì la porta.
«Ma…» fece il postino.
Lo sgabuzzino traboccava di regali natalizi. Erano tutti quelli dei Natali precedenti. Intatti, con la loro preziosa carta e i nastri luccicanti.
«Ma non li ha neanche aperti!» esclamò il postino allibito.
«No», disse mestamente il vecchio. «Non c’è amore dentro».

Era il 1917, uno dei terribili anni della prima guerra mondiale. Sulle trincee spirava un vento gelido e c’era tanta neve. I soldati si muovevano cauti, la notte era senza luna, ma serena e tutti avevano paura di incontrare delle pattuglie nemiche, perché il nemico era lì davanti a loro.
Ad un tratto un caporale disse sotto voce: «è nato!». 
«Eh?» fece un altro senza afferrare l’allusione. «Deve essere la mezzanotte passata perbacco. La notte di Natale! Al mio paese mia moglie e mia madre saranno già in chiesa».
Un altro compagno osservò: «Guardate là, c’è una grotta. Andiamo dentro un momento, saremo riparati dal vento».
Entrarono nella grotta e il più giovane del gruppo si tolse l’elmetto, si sfilò il passamontagna e si inginocchiò in un cantuccio. Il caporale rimase all’entrata e voltò le spalle all’interno con fare superiore: ma era perché aveva gli occhi pieni di lacrime.
Il più vecchio del gruppo si tolse i guantoni, raccolse un po’ di terra umida e manipolandola qualche minuto le diede la forma approssimativa di un bambinello da presepio. Poi stese il fazzoletto nell’elmetto del compagno e vi depose il Gesù bambino. Si scorgeva appena nella fioca luce delle stelle riflessa dalla neve.

Il caporale trascurando ogni prudenza tolse di tasca un mozzicone di candela, l’accese e la pose vicino all’insolita culla. Poi sottovoce uno cominciò a recitare: "Padre nostro che sei nei cieli…". Tutti continuarono e avevano il cuore grosso da far male.
Il raccoglimento durò ancora dopo la preghiera. Nessuno voleva spezzare l’atmosfera che si era creata.
Improvvisamente alle loro spalle una voce disse.«Fröhliche Weihnachten» (Buon Natale). 
Una pattuglia austriaca li aveva colti alla sprovvista. Con le armi puntate stavano all’imboccatura della grotta. Mentre i soldati scattavano in piedi la voce ripeté con dolcezza: «Buon Natale ».
I nemici abbassarono le armi e guardarono la povera culla. Erano tre giovani e avevano bisogno anche loro di un po’ di presepio, anche se povero. Si guardarono confusi, poi si segnarono e cominciarono a cantare «Stille Nacht», la bella melodia natalizia che tutti conoscevano.
Tutti si unirono al coro anche se si cantava in lingue diverse. Poi quando si spense l’ultima nota del canto il caporale si avvicinò a uno dei giovani nemici e gli tese la mano che l’altro strinse con calore. Tutti fecero altrettanto, augurandosi il Buon Natale. Poi uno degli austriaci trasse da dentro il pastrano una piccola scarpina da neonato. Doveva essere quella del suo bambino e se la teneva sul cuore, e dopo averla baciata la depose accanto al Bambino Gesù rimanendo per alcuni attimi in preghiera.
Poi si voltò di scatto e seguito dai compagni si allontanò voltando le spalle, senza timore, e scomparve nella notte di quel gelido Natale di guerra.

 

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8 Risposte

  1. Unknown

    Hai saputo cogliere
    due aspetti della natura umana
    opposti e molto reali…
     
    Brava Barby,
    Queste sono lezioni
    di vita importanti.
     
    Ciao, Antonio.

    20 dicembre 2006 alle 21:57

  2. Tina

    Dimostra la tua sensibilità di animo questo tuo intervento… verrà premiato come merita un giorno vedrai… magari proprio ora… chissà… crederci sempre….sognare sempre come dici tu..
    Un sorriso ed un\’abbraccio forte, ciao Tina

    21 dicembre 2006 alle 13:03

  3. stefania

    Bello il blog!!!!!!!!!!ciao buone feste……..

    22 dicembre 2006 alle 12:25

  4. Tina

    Ciao bella, non ti si vede + in msn, spero che tu abbia veramnte qlc di meglio da fare….
    Se non ti sento entro fine anno…. Ti faccio i Migliori Auguri x un 2007 pieno di sogni realizzati, e altri da continuare a sognare….
    Un bacio e un sorriso, ciao Tina
     
    …….. AUGURI…..:)

    27 dicembre 2006 alle 13:07

  5. YakkyMax

    Ciao Barbara
    Accetto comunque i tuoi auguri.
    Sono in vacanza, al mare a riprendermi un po\’.
    Passa una buona giornata e tanti auguri
    YakkyMax (il collezionista di attimi)

    28 dicembre 2006 alle 17:14

  6. Unknown

    BUON HANNO 2007!!!

    2 gennaio 2007 alle 19:19

  7. Unknown

    ciao ho visto il tuo commento sul mio blog e volevo ricambiare la cortesia… noto con piacere citazioni di edgar allan poe e di paulo coelho…. un saluto per questo 2007 che porti felicità e buon umore, che non basta mai…
                                                                                                                                  …MaRiO…

    3 gennaio 2007 alle 17:03

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